Bianco e rosso
La nostra storia
Non si può spiegare con una cartina, una sede o uno stemma. Il Pedicino, prima di tutto, è un carattere.
Il carattere
Piccolo, forse, sulla carta. Mai nello spirito.
Pur essendo sempre stato considerato il più piccolo dei tre rioni, il Pedicino non si è mai comportato da piccolo.
Non lo è stato nelle idee, nella fantasia, nell'orgoglio e, soprattutto, quando c'era da presentarsi in piazza o al campo di giostra. Ha sempre avuto una sua ostinazione: lasciare il segno. Non per essere per forza più grande degli altri, ma per essere sé stesso fino in fondo. E per esserlo bene.

Una realtà viva
Il Rione vive tutto l'anno.
È nato dentro la Festa d'Autunno, ma ridurlo soltanto a quei giorni sarebbe poco. Col tempo ha imparato a vivere anche fuori dalla festa, con un suo respiro e una continuità durante tutto l'anno.
Non è solo il luogo dove si costruiscono carri o si provano scene. È un posto dove si sta insieme, si cresce e si tramandano gesti, idee e modi di fare. Da questa volontà è nata anche l'associazione Rione Pedicino Arti Sceniche Medioevali, oggi iscritta al RUNTS.
Ci sono persone di tutte le età. C'è chi passa giornate intere a costruire, cucire, discutere e inventare; e chi arriva per un'ora, dà una mano come può e poi torna alla sua vita. Nel risultato finale, tutto conta.

Una scuola senza lavagne
Si impara facendo.
Il Rione ha mani, occhi ed esempi. Ci sono giovani che non hanno mai usato un avvitatore, una colla a caldo o un martello. Qui provano, guardano, si fanno correggere e riprovano.
Qualcuno insegna senza bisogno di fare il maestro: mostra, sistema, borbotta, rifà. Così ciò che uno non sapeva fare diventa, poco alla volta, un gesto normale.
Il sapere passa di mano in mano.
Sfilata 1996
Volti, cavalli
e invenzione.




Una regola, una visione
Non copiare.
Fare le cose per primi.
Tra quelli che hanno inciso davvero sulla forma del Pedicino c’è senza dubbio Umberto Buonanno. Non solo per ciò che ha fatto, ma per ciò che ha insegnato a pensare.
Fu lui a imprimere nel rione un principio che, col tempo, sarebbe diventato quasi una regola morale: non copiare, fare le cose per primi.
Se una scena, un oggetto, un’idea l’aveva già fatta qualcun altro, per lui perdeva forza. Il Pedicino doveva cercare una strada propria, una sorpresa nuova, un’invenzione capace di distinguersi.

La lunga staffetta
Ogni generazione lascia qualcosa.
In ogni epoca ci sono state persone capaci di custodire questo sapere più di altre. I “senatori”, verrebbe da dire: non per una nomina ufficiale, ma per autorevolezza naturale.
Entrano in un locale o guardano una prova e capiscono subito se una soluzione funziona, se un costume regge, se una scena ha forza. Oggi i punti di riferimento sono molti e ognuno porta esperienza, manualità, visione, gusto e capacità di tenere insieme le persone.
Prima di loro ce ne sono stati altri, e prima ancora altri ancora. Nessuno fa tutto da solo, ma tutti lasciano un modo di lavorare, un'idea, una frase o perfino una fissazione che diventa abitudine comune.

Memoria scritta
Un racconto nato dentro il Rione.
Queste parole riprendono il racconto raccolto nel volume Il Rione Pedicino. Il libro resta qui come una delle tante tracce della memoria comune, accanto alle fotografie, ai gesti e alle voci di chi ha costruito questa storia.

Il segreto del Pedicino
Cambiare senza smettere di essere sé stessi.
Cambiano i volti, i tempi e gli strumenti. Sotto resta quella miscela di orgoglio, fantasia, lavoro, amicizia e testardaggine che tiene in piedi il Rione. Più che un semplice rione, è un modo di appartenere.




























